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Verso un inumano futuro

Sono uscita in terrazzo poco fa

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. L’aria è fresca. Ho respirato un pò di umanità. E guardando i tram pieni di gente stanca che sta tornando a casa e i pochi passanti nascosti dentro i loro cappotti ho pensato a quanto era importante ciò che stavo vedendo, a quanto questa nostra povera umanità sta sempre più dimenticando le proprie prerogative: prima fra tutte la comunicazione.

Comunicazione vera. Reale. Tutto il giorno chiusi nelle nostre camere. piegati su un computer, dipendenti da uno smartphone abbiamo dimenticato la potenza di una parola detta, la dolcezza di uno sguardo, il contatto di una mano. Relegati nelle nostre solitudini e convinti di avere il mondo davanti. Convinti che tutto ciò che si svolge dentro il nostro pc sia la realtà.

Ricordo con tenerezza le battaglie fatte per salvare le foreste. Troppa carta….!!!!  Troppo spreco….. E quanto dava fastidio che si leggesse a tavola. Quanto dava fastidio il tipo sul tram con il naso perso dentro al suo libro, indifferente a tutto.

La carta: elemento vivo. Anche nel nostro isolarci avevamo un contatto vivo. Oggi un tablet freddo sostituisce  i nostri libri,

Come facciamo a meravigliarci dell’indifferenza al dolore, della spettacolarizzazione delle sciagure…. Con quale coraggio, noi, internet dipendenti osiamo criticare i nostri simili, che non conosciamo, che non sappiamo più nemmeno come siano fatti.

C’è stato un tempo che ci sforzavamo di ricordare un numero di telefono, che avevamo un’agendina dove segnare le cose da fare e i momenti importanti. Un tempo in cui si aspettava con ansia di ritirare le foto dopo averle portate a sviluppare.Un tempo in cui si aspettava al mattino la posta e quanto ci faceva felici ricevere una cartolina da qualcuno lontano….?

Io per prima non potrei rinunciare al pc, al tablet, allo smartphone…

Ma per fortuna c’è ancora il teatro che può salvare questa povera umanità sempre più tecnologica e sempre meno umana. Il teatro non è possibile che esista senza l’essere umano, lì, presente, in carne ed ossa, con le sue paure e con le sue fragilità.

Maria Elisa Muglia

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Precarietà Artistica

precariDa un pò di tempo si discute moltissimo di precariato in tutti i settori. Il mondo del lavoro è diventato un intricato mistero di contratti a termine,temporanei, a progetto…
Chi trova un lavoro, per il 90% dei casi, sa già che quell’impiego durerà solo qualche mese, al massimo un anno, e dopo inizierà di nuovo il solito calvario: inviare il curriculum, recarsi ai colloqui, imparare le nuove mansioni e … aspettare che finisca il contratto.
Questo precariato è ben noto agli artisti. E non parlo di quelli che promossi o raccomandati da qualcuno riescono a vendere la loro immagine a prezzi esorbitanti, fuori da ogni logica, tanto che poi, anche se non lavorano per un anno… chissenefrega!… possono permettersi di considerarlo un momento di pausa, un periodo di riflessione artistica, un anno sabbatico.
Voglio invece puntare l’attenzione sui tanti, tantissimi artisti che contribuiscono con la loro presenza al miglioramento dell’offerta culturale e di spettacolo, ma che hanno contratti a termine al minimo sindacale.
Ad un attore professionista ottenere un ruolo in uno spettacolo che prevede 5 repliche (spesso anche meno) dopo aver fatto un mese di prove (spesso anche più) sembra debba bastare per un intero anno.
Il minimo sindacale è poco più di 80 euro al giorno. Anche se la produzione volesse essere puntuale e precisa si calcolerebbero 20 giorni lavorativi in un mese per un totale di 1.600 euro lordi a cui va detratto il 20% di ritenuta d’acconto, ossia 320 euro.
Al netto sono 1.280 euro per un mese di lavoro. Ma il mese successivo? E quello dopo ancora? E ancora?
Se ha un buon agente può sperare in qualche posa in una fiction. Calcoliamo tre pose a cirza 500 euro a posa: tolto il fatidico 20% della ritenuta d’acconto, e il 10% che spetta all’agente il netto è di 1.150 euro.
E un altro mese è passato.
Ma quanti viaggi per un provino a vuoto?
Quanti curricula inviati?
E poi è necessario essere curati, presentabili e in forma.
Avere la mente libera e studiare il personaggio.
E se si ottiene la scrittura bisogna mandare a memoria il copione…
Se si è giovani e molto molto carini si può sperare in uno spot pubblicitario.
Ma se si sono passati i 40?
Non puoi neppure fare le ospitate nelle discoteche.
Considerato che i frequentatori dei locali hanno al massimo 30/35 anni se l’attore/attrice ha superato i 40 … nessuno si strapperà i capelli per andare a vederli.
Immaginate: l’attore va in pedana, si toglie la camicia, fa vedere quei due o tre peletti bianchi che ormai hanno trovato stabile dimora sul suo petto muscoloso costretto ad estenuanti sedute in palestra e presenta il suo nuovo spettacolo.
oppure l’attrice che mostra le gambe con lieve accenno di cellulite o le braccia un pò più molli di quando aveva vent’anni e un collo che sembra sempre uscire da un giro di collanine troppo strette.
Poco importa, ovviamente, che siano bravi nel loro mestiere.
Ormai troppo vecchi per essere appetibili per lo “star system” e ancora troppo giovani per divenire uno stoico fenomeno di resistenza con eccellente curriculum alle spalle e preziosi incontri con illustri deceduti da raccontare.
Poveri attori che hanno superato i fatidici 40. Poco famosi per sperare in un reality ma già troppo conosciuti per fingere di aver rifiutato il sistema.
Agli inizi degli anni ’80, quando i quarantenni di oggi stavano ancora sui banchi di scuola chi ebbe la fortuna di avere amicizie politiche e saperne approfittare si costrui curriculum di tutto rispetto occupando tutte le possibilità e non permettendo ai giovani di fare gavetta per favorire nel tempo un ricambio generazionale.
Chi oggi si affaccia ai vent’anni può tentare talent show o passaggi televisivi di grande impatto.
Ma quei poveri cristi che hanno fatto gavetta per oltre dieci anni, si sono preparati, hanno messo a frutto il loro talento, cosa possono fare in un sistema che non riconosce merito nè lavoro?
TV no. Cinema neanche a parlarne. Teatro: non ci va più nessuno. Una raccomandazione…. ci sono le intercettazioni e i posti sono comunque occupati da ultra settantenni che non hanno nessuna voglia di andare in pensione… E allora?
Curriculum, sito internet e cero alla Madonna.
E finalmente arriva la scrittura. E poi si torna da capo.
Si trova un buon posto in un call center (l’impostazione della voce aiuta…) e si vendono schede telefoniche, creme dimagranti, tisane snellenti, bottiglie di vino e macchine per il caffè.
Per una volta nella vita si ha la soddisfazione di essere finalmente PRECARI RICONOSCIUTI. Precari per legge.
Gran bel risultato non c’è che dire!
L’artista, precario per eccellenza, deve trovare un lavoro precario per essere riconosciuto tale. Un lavoro che ovviamente perde quando torna a fare il “suo” lavoro. Precario. Ovviamente.
L’arte è ciò che di più precario esiste. L’arte è precariamente immortale!

Elisa Farina

 


Riflessioni

downloadPer ogni pubblica amministrazione che si rispetti, riservare risorse all’attività teatrale sottolinea il riconoscimento, non scontato, dell’importanza di una disciplina con cui rapportarsi è da sempre naturale per l’essere umano, e non solo come spettatore, in quanto la teatralità, nell’accezione più ampia del termine, è per l’uomo un’esigenza primaria e necessaria di espressione.
Il teatro è la massima espressione della società. Le rappresentazioni teatrali, come già nella pólis della Grecia classica, interpretano le idee, le vittorie, i problemi, le frustrazioni e la vita politica della comunità che le partorisce. Lo spettacolo teatrale non è semplicemente un’occasione di divertimento e di evasione, ma anche un momento d’incontro, di apprendimento e di approfondimento per tutti coloro che vi partecipano.
Detto questo, in una società frenetica, in cui la superficialità è imperante e la cultura viene concepita come una distrazione dall’obiettivo primario della ricerca spasmodica di maggiore visibilità personale e, parallelamente, di un sempre maggior benessere economico, è ovvio che le risorse per questa attività siano ben poche.
Sul territorio nazionale sono prevalentemente le piccole associazioni quelle che si preoccupano della diffusione della cultura teatrale, organizzando spettacoli e corsi, nonostante la stessa Costituzione imponga allo Stato un sostegno per queste piccole realtà. Le associazioni culturali e le compagnie teatrali sopravvivono principalmente, e male, grazie ad enormi sforzi di promozione delle proprie attività, in carenza di spazi adeguati e di mezzi per emergere ed esprimere il proprio talento.
Chiunque si ponga come faro del buon governo, sia dell’Italia, sia come primo cittadino, non può prescindere dal porre al centro del proprio programma le attività culturali anche come fonte inesauribile di posti di lavoro per i giovani. L’Italia cos’altro è se non cultura? E Roma non è la culla della civiltà?

(Elisa Farina)


Teatro e scena contemporanea

Teatro e scena contemporanea

Teatro e scena contemporanea

Il termine contemporaneo dovrebbe indicare, così come avviene per l’arte, che il periodo di interesse e di studio in oggetto non ha esaurito le sue spinte propulsive ma che, invece, sono ben vive nel presente e alla ricerca di nuovi e sempre più moderni mezzi espressivi. La sempre maggior velocità e mole di scambi di idee, informazioni e cultura intorno al globo avviene anche nel mondo dell’arte. Molte delle barriere e distinzioni sono cadute contribuendo ad una vivacità e multidisciplinarietà tipica dell’arte contemporanea che ne ha fatto spesso ragione. Nel

tutto questo potrebbe essere esaltato e sublimato visto che essendo irripetibile in ogni sua rappresentazione può, meglio di ogni altra forma artistica adeguarsi alla velocità e alla multidisciplinarietà. Ogni sera lo spettacolo in teatro rivive nuovo e nessuna altra forma d’arte ha questa caratteristica del potersi reinventare ad ogni sua rappresentazione. Invece viene lasciato morire. Come forma d’arte stantia essendo invece l’unica vera forma d’arte che può stare al passo coi nostri tempi veloci.


London calling


ImageLondra
e’ una città bellissima, in movimento. Non importa chi tu sia o cosa faccia lei è li’ e ti accoglie. Tante cose da vedere poche forse davvero di spessore dal punto di vista architettonico o storico rispetto a una città come Roma ma comunque moderna, una città del nostro tempo. Moderna che vuole esserlo a tutti i costi e te lo raccontano i cantieri aperti sparsi per tutti i quartieri, l’attenzione maniacale al wi-fi, alle nuove tecnologie, all’ecologia. A un modo diverso insomma di vedere le cose. L’utilizzo dello spazio urbano intelligente con una viabilità invidiabile pur se servita da strade davvero minuscole, la bici come modello di trasporto pubblico da seguire. E poi la cultura come valvola di sfogo e impiego, intrattenimento e impegno sociale costruita con fitte reti di centri culturali cittadini sostenuti da fondi pubblici ma anche privati che convivono fianco a fianco pur se con percorsi espressivi e scelte diversissime come THE POOR SCHOOL http://www.thepoorschool.com/ e THE INVISIBLE DOT http://www.theinvisibledot.com/ che distano l’uno dall’altro neanche 100 metri. E poi il Sandler’s Wells Theatre http://www.sadlerswells.com/ una struttura teatrale su 4 piani con una sala da 1500 posti che ho amato dal primo giorno. Eppure manca qualcosa; forse quella tragica sensazione di passato e di fissità che è degna ricchezza e croce della nostra capitale meno grande e meno popolosa ma eterna. La storia condanna Roma ad essere schiacciata, lenta, immobile non capace di stare “al passo con i tempi” anche dal punto di vista culturale, creativo, artistico. Forse sarebbe anche addirittura meglio smetterla con l’illusione di una metro estesa ed efficiente come il “tube” londinese; meglio passeggiare e gustarsi le migliaia di rarità monumentali sparse in tutta la città. Smetterla di immaginare una città davvero cosmopolita dove non c’è più il “ghetto”, dove le strade sono ordinate e pulite e tutti rispettano le regole. Smetterla di immaginare una città cantiere culturale e creativo. Smetterla.

Tornato da Londra quello che ti resta davvero dentro e’ la sensazione che noi, noi italiani qui a Roma in particolare, siamo sospesi; ne protesi verso il futuro, l’avanti ma neanche culturalmente avvinghiati ad un passato che ci piace, conosciamo e tuteliamo. Londra ha scelto. E noi?


Video

Libertad – video promo

Movimento Forza 9 per il teatro

presenta

LIBERTAD

regia di Elisa Farina

con Alessio Colella e Francesco Celentano

musiche di Enrico Crocco

costumi di Cinzia Pintasini

organizzazione di Margherita Farina e Monja Colella

Lo spettacolo LIBERTAD si articola come una fusione fra musica,recitazione e danza e si presenta come un omaggio alla città di Capua attraverso il racconto di alcuni dei suoi più celebri personaggi storici Ettore Fieramosca, Pier Delle Vigne, Ferdinando Palasciano, Giuseppe Martucci e in ultimo Silvio Fiorillo. Ricordo e dimenticanza, l’ esplorazione dei grandi uomini e la forza delle proprie radici strappate via questo il pretesto da cui muovere per fare di LIBERTAD una disincantata analisi dell’attuale situazione italiana fra crisi del sistema e globalizzazione fra morte del teatro e sua imprescindibile rinascita.

Il cast formato da 10 ballerini ed un attore sono l’impianto sui cui la struttura dello spettacolo regge scelta non casuale visto la centralità della musica in esso che non si riduce a mero accompagnamento o sottofondo ma diviene valore aggiunto trattandosi d’altronde di composizioni autoriali create “ad hoc” per lo spettacolo.


Libertad – Capua – 15 febbraio 2013

Libertad

Libertad – Capua 15 febbraio 2013

A Capua un respiro di LIBERTAD che la città ci ha restituito con tutto il cuore che stava nelle strade, nei palazzi carichi di storia. Un’emozione fortissima. I ragazzi sul palcoscenico sono stati unici e fantastici. Grazie ad Angela Esposito, Alberto, Marianna, Federica, Marco, Pina, Mara e Giovanna. Grazie a Luigi e Teresa. Grazie a Francesco Celentano. E grazie ad Alessio Colella. Grazie all’organizzazione di Monja Colella e di Margherita Farina. Meravigliose le musiche originali di Enrico Crocco.

E grazie a Capua e alla sua anima


Video

Le Donne di Puccini | Auditorium S.Chiara Roma | 31/01/2013

Spettacolo “Le donne di Puccini”. Estratti della rappresentazione messa in scena il 31 gennaio 2013 presso l’Auditorium S. Chiara di Roma.

Movimento Forza 9 per il teatro
presenta

LE DONNE DI PUCCINI

con
Emanuela Giudice
Alessio Colella
Giorgia Bretti

per la regia di
Elisa Farina

VIDEO E FOTO: Alessia De Rosa

Di quali donne parliamo? Di quelle che hanno riempito la sua vita di uomo o di quelle che ci ha lasciato nelle sue opere immortali? Le une si confondono con le altre, amanti, amiche, complici e nemiche, maliardee ingenue, morbide e taglienti… Ma come potrebbe essere diversamente per Puccini? Senza andare a cercare semplicistiche pseudoanalisi psicoanalitiche (il gineceo della famiglia, il bisogno dell’immagine materna…), Puccini appartiene ad uno scorcio di secolo dove le glorie patrie e le eroiche imprese cominciano a perdere attrattiva e le istanze sociali egregiamente cavalcate da Verdi in molta della sua produzione operistica, sembrano catalizzare meno l’interesse del pubblico. Del resto, l’Italia era fatta, anche se male, e il Risorgimento un ricordo quasi da dimenticare, mentre l’ombra della Prima Guerra Mondiale, che si affaccerà sinistra sullo scenario internazionale, è ancora lungi da venire. È un momento di transizione, dove si recupera quel bisogno di ritrovare sentimenti più personali che collettivi: un ritorno ad un ‘privato’ ante litteram che in Italia troverà proprio in Puccini il suo cantore preferito.


IL TEATRO DI VIA DE CORONARI

teatro via dei coronariCosa aveva fatto di male? Cosa aveva commesso di così grave da diventare un appartamento? In via dei Coronari al numero 66 c’era una volta un bellissimo gioiello teatrale IL TEATRO DI VIA DE CORONARI dove lo stesso Petrolini aveva conosciuto il suo debutto artistico. Ora non c’è più. L’insegna e’ stata tolta, la struttura e’ in vendita come residenziale e il suo prezzo si aggira intorno ai 3 milioni di euro e nessuno si lamenta. Perché’? Semplicemente perché non interessa a nessuno; ci hanno insegnato che la cultura, l’arte e  la nostra storia sono cose superflue. E’ più facile controllare un popolo che ha dimenticato le sue radici che non ricorda più i fasti e la bellezza di un tempo, che non ha orgoglio, che non può ribellarsi perché si sente in ” crisi” in difetto ,in vergognoso silenzio.

Non è questo il momento per essere italiani non e’ questo il momento per ricordarci di grandi uomini. Sempre più perplessi ci si chiede cosa resterà di questa nostra epoca, cosa si dirà di noi italiani fra 100 anni…la risposta spaventa.


IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI

performerPerché ci si concentra sempre e solo sui mezzi e mai sul fine? In arte questo risulta imperdonabile. Cosa c’entra restare a discutere venti minuti su un suono sintetizzato piuttosto che reale, su una parola pronunciata in dizione perfetta o invece sporcata da un’ inflessione dialettale? Certo, ovvio che evitare tali inconvenienti sarebbe meglio ma se ci si sofferma su quest’ultimi risulta compromesso il fine, cioè la comunicazione. Ho visto suonare perfetti analfabeti in modo divino e i loro insegnanti disperarsi su degli accordi scontati. Questo e’ quanto : l’arte e’ qualcosa di misterioso che dovrebbe sentirsi più che studiarsi. Le accademie, i conservatori, gli stage sono degli strumenti, un mezzo appunto, ma non un fine non una conclusione non un traguardo.

Sarebbe curioso dimenticare che c’è stato qualcosa chiamato teatro, musica, arte ben prima di questo secolo e di queste istituzioni che tanto guardano dall’alto e MAI dall’altro. Ben prima degli stage organizzati da insegnanti invece che da Maestri. L’importante e’ capire che se ci sono dei tirocinanti negli ospedali un motivo ci sarà; a cosa dovrebbe servire fare un tirocinio con qualcuno che non lavora in ospedale, non fa il medico ma comunque è laureato in medicina? Le carissime botteghe, queste mancano, dove l’artista (non è un caso che la radice sia la stessa ARTe, ARTista, ARTigiano) aveva la possibilità di stare a contatto con chi era artigiano,con chi respirava per quella stessa arte che trasmetteva e NON insegnava.

Scappate finché potete…..scappate.