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Premio Internazionale Artetremila 2014 a Elisa Farina

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Quest’anno l’Associazione Arte Tremila ha conferito il Premio Internazionale ArteTremila 2014 a Elisa Farina, regista e autore di tanti spettacoli prodotti da Movimento Forza 9. Ringraziando Arte Tremila e Giulio Bonanno, siamo orgogliosi di questo Premio. Un ringraziamento anche al giornale Il Pontino Nuovo per l’articolo fatto in proposito.

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Intervista di Giulio Bonanno a Elisa Farina per “Artetremila”

Come è nata la Sua passione per il teatro?

La passione per il teatro inizia molto presto. Da bambina ero affascinata dalla danza e dal teatro, inteso come luogo fisico.  Fino a 17 anni ho studiato danza classica, poi purtroppo ho dovuto smettere. Quindi ho iniziato proprio piccola piccola a sentirne il fascino e a voler respirare la polvere del palcoscenico, pur se con una disciplina differente

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta ad intraprendere la carriera di regista e autore teatrale?

E‘ stato quasi un caso. Avevo scritto un romanzo breve, più per passione che per altro visto che dovevo ancora terminare gli studi, e un amico che lavorava in teatro notò che avevo un modo di scrivere che ben si adattava alla scena. Decisi di mettermi alla prova iscrivendomi alla scuola di recitazione Teates di Michele Perriera, nel corso di regia tearale. E durante quel percorso, effettivamente, vennero fuori cose di me che io stessa sconoscevo.

 Quale difficoltà ha incontrato durante il suo percorso artistico?

 Sembra assurdo da dire ma soprattutto all’inizio ho trovato difficoltà per il fatto di essere una donna e per di più giovane. Parliamo di sedici anni fa. Non è stato semplicissimo. Attori che avevano già lavorato non si fidavano ed era complicato farsi seguire. Poi mano a mano lo scoglio è stato superato. Anche se devo ammettere che anche oggi a volte noto una certa diffidenza iniziale rispetto ad un metodo teatrale che non è proprio diffusissimo, ma che è assolutamente personale

Ha dovuto aspettare molto per mettere in scena, in qualità di regista,  il suo primo lavoro teatrale?

Con la caparbietà che mi contraddistingue devo dire di essere stata abbastanza fortunata da questo punto di vista. Sono riuscita a mettere in scena il mio primo lavoro già durante il percorso formativo e prima di concluderlo ho addirittura debuttato con un testo mio „Sax Love“. Ho scoperto successivamente il Wooster Group di New York e le teorie scechneriane del „performance-text“, riconoscendo in esse molto dello stile personale che stavo elaborando. La multi-discipliniarietà è stata la base di un teatro che mira ad essere anche multi-sensoriale.

 Ha riscontrato difficoltà a reperire spazi idonei per l’allestimento delle rappresentazioni teatrali?

Il problema degli spazi è un problema veramente serio. Non che manchino, anzi. Ma sono purtroppo gestiti in maniera proibitiva per chi vuole accedere alla possibilità di tenere uno spettacolo in scena per un lasso di tempo ragionevole. I grand teatri stabili fanno circuito e sono assolutamente irraggiungibili se non per vie traverse. Gli altri non hanno quasi mai una direzione artistica che voglia osare e dare spazio a proposte teatrali alternative. A Roma poi, vige l’abitudine dell’affitto delle sale teatrali.  Una assurdità per chi lavora da professionista in questo settore

Che tipo di riscontro ha ottenuto dalle amministrazioni locali?

Devo dire che nonostante le lungaggini tipiche della burocrazia, le amministrazioni locali si sono mostrate spesso aperte alla nuova proposta di un teatro che non è, diciamo, classico. Ho lavorato e lavoro molto con la P.A. su progetto, ovviamente, anche perché sono fontamentalemte convinta che è nella progettualità che ci si può proporre sperando di ottenere risultati  che portino poi ad una abitudine verso questo stile teatrale

Cosa ritiene più importante nel suo lavoro sia di regista che di autrice?

Lo stile. Credo che la cosa più importante sia aver trovato uno stile personale. Come ho già detto prima credo che ogni artista ambisca alla elaborazione di un proprio stile, una sorta di riconoscibilità del proprio lavoro. Si ottiene naturalmente e anche con tanta fatica e mettendosi continuamente in discussione, fino a trovare un linea, un terreno sul quale muoversi agevolmente e che permetta di comunicare in maniera semplice ma efficace

Cosa pensa del mondo teatrale e cinematografico contemporaneo?

Penso che ci siano diversi fermenti positivi, più all’estero a dire il vero che in Italia. Noi siamo affezionati al passato. Ci apriamo alle nuove tendenze con difficoltà. C’è poca voglia di rischiare in cultura. Poco spirito imprenditoriale. I fondi pubblici sono sempre più miseri e nel privato non si riesce a fare un salto di qualità. C’è è vero poca gente che va a teatro. Ma credo che sia anche colpa delle proposte. In fondo non c’è da meravigliarsi che il pubblico si allontani dalle sale teatrali se comunque ciò che si vede è la stessa cosa da decenni.

Ha un progetto nel cassetto? Può regalarcene un’anteprima?

Progetti tanti. Non mi fermo mai. Penso ad uno spettacolo e non l‘ ho ancora finito che già si affaccia un’altra idea. Diciamo che nell’immediato porterò a termine alcuni lavori con le scuole e con gli anziani. Per le scuole continuo con i bravissimi artisti che lavorano con me a promuovere e realizzare un progetto che vuole educare i ragazzi alla lirica.Con gli anziani invece proseguiamo il lavoro di recupero della memoria personale per ridisegnare la storia, quartiere per quartiere, di una Roma sparita.

Inoltre stiamo lavorando alla messa in scena di uno dei musical più amati „West side story“ ma in chiave di performance test. Insomma tante cose da fare, non ultimo un progetto della CEE di formazione artistica permanente in collaborazione con prestigiosi partner europei: artisti di sette paesi insieme per uno scambio di esperienze e di percorsi formativi.

Cosa le piace di più?

La verità. Sembra banale, ma nella vita come in teatro, il „VERO“ è fondamentale per capire, per rapportarsi all’esterno, per comunicare. La verità è gesto e parola. Ma anche immobilità e silenzio.

 Cosa non le piace?

L’arrivismo. Anche qui, nella vita come in teatro, l’arrivismo è ciò che più distrugge ogni possibilità vera di comunicazione, di collaborazione e di creazione. Crea rapporti falsi sulla scena come nella vita. E soprattutto non permette di assaporare il momento.

 C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?

Niente è impossibile. E‘ ciò che ha caratterizzato sempre il mio modo di fare e di essere. Gli ostacoli sono fatti per essere superati. Poi sicuramente c’è una frase he ho preso in prestito da una grande donna a cui ho voluto tanto bene e che mi ha sorretto e sostenuto nella fase dell’adolescenza, quando persi i miei genitori e mi trovai ad affrontare tutto da sola. Zia Lina (questo il suo nome) mi ripeteva spesso „Ogni impedimento è giovamento“ e questa  frase che mi ha accompagnata e mi accompagna sempre. Per questo voglio ricordarla anche qui: zia Lina è stata la mia forza quando senza alcun punto di riferimento avrei potuto intraprendere qualsiasi strada, o anche nessuna. E‘ uno di quegli incontri fortunati che cambiano la vita.

 Quale commedia ha visto recentemente che le è piaciuta di più?

Questa è una bella domanda. Purtroppo faccio parte di quel pubblico che si è allontanato dalle sale teatrali. Mi annoio fortemente. Vado a volte, ma devo ammettere che difficilmente supero indenne i primi venti minuti. Non so se sia deformazione professionale. E per non far torto a nessuno preferisco comunque  evitare qualsiasi titolo.

 Quale è  il suo film preferito?

Amo il genere fantasy, i film d’animazione, i vecchi film francesi. Non c’è un titolo sugli altri, diciamo che il mio film preferito risente tanto dell’umore del momento. In generale, comunque, se ho voglia di vedere un film, sono quelli i bacini dove vado a pescare. E se proprio voglio farmi due risate adoro il genere demenziale. Se risate devono essere che lo siano davvero…

Ha mai pensato di dirigere un film?

Diciamo che ci ho pensato anche perché è difficile non cedere al fascino di una storia cinematografica. Ma non ho mai percorso fino in fondo la strada. Però non ci ho mai tentato veramente. Il teatro mi emoziona talmente che riesce perfettamente a compensare il mio bisogno di raccontare.

Se sì, quale genere preferirebbe dirigere?

Mi piace molto il cinema francese. Mi è sempre piaciuto il modo di raccontare, la particolare fotografia, la sensibilità nel curare storie ed emozioni. Un pò lento, forse, per i ritmi da film americano ai quali ci siamo abituati, ma molto più vicino al teatro. Recentemente poi ho scoperto il cinema dei paesi del nord e lo trovo affascinante. Più crudo sicuramente del cinema francese, e si evince anche dal tipo di fotografia molto più „glaciale“, ma egualmente attento ai percosi emotivi dell’essere umano. Credo che se dovessi dirigere un film opterei per una cinematografia di questo tipo, anche se il mio sogno nel cassetto è da sempre realizzare un film fantasy sulla vita di Merlino, prima che diventasse il mago di Camelot. Sono racconti affascinanti e carichi di mistero e di magia. Mi piacerebbe realizzare un film su queste storie della mitologia celtica.

Cosa reputa fondamentale nella sua vita? 

Sicuramente ciò che segna la mia vita al di sopra di tutto è l’emotività. Emotività intesa come grande motore per tutto ciò che faccio. Non riesco a fare cose di cui non mi innamoro. E non riesco a lavorare con persone che non stimolano la mia emotività. E‘ una sorta di empatia che si crea, una comunicazione a un livello più profondo. Certo, è anche vero che una emotività tanto esagerata non è sempre positiva. Sono istintiva infatti. E passionale nella vita come nel lavoro. Sono soggetta a grandi incazzature e a grandi entusiasmi. Per fortuna poi c’è una parte logica di me che mi fa perseverare e aggiunge costanza e tenacia alla passione.

(Giulio Bonanno)

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Artetremila


La signora Emma Dante e le sue allucinazioni

cultura2019.1Non avremmo dovuto neppure parlarne in questo blog per non dare visibilità gratuita a chi, dal nostro punto di vista, ne ha già fin troppa e del tutto immeritatamente.

Ma purtroppo certe esternazioni, diciamo così, della signora Emma Dante ci costringono a dover ricordare per forza la sua esistenza.

Commentando alcune critiche sul suo film “Via Castellana Bandiera” si possono leggere gioviali e simpatiche prese di posizione della signora di cui sopra del genere:

“A Palermo sono una disadattata, come peraltro tutti gli artisti della città, in un territorio in cui nessuno fa tesoro dei nostri disagi e delle nostre provocazioni. Non sono stata sicuramente agevolata nella mia carriera artistica dalla classe politica. Aprirò la stagione del teatro Massimo e non so se sarò all’altezza del compito, ma sicuramente Palermo dovrà anche essere all’altezza di avermi”….”Mi sento un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”….

Analizziamo la dichiarazione: che la signora si senta una disadattata a Palermo e che accomuni a questo suo sentire tutti gli artisti della città diciamo che è quanto meno azzardato. Nulla vieta il suo sentire, ma le saremo grati se lo riservasse a se stessa. Palermo sta faticosamente cercando di riemergere da una stagione buia, la stagione Cammarata per intenderci, e sta facendo sforzi immani per recuperare il terreno perduto vista anche la sua candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019.

Da artista sono andata via da Palermo all’inizio del 2000. Gli anni ’90 sono stati un’occasione unica per tutti coloro che credevano che l’investimento in cultura fosse una risorsa. Spettacoli, concerti ed eventi culturali di grande qualità.  Da Sakamoto a Carmelo Bene a Giorgio Albertazzi c’era la possibilità di scegliere cosa vedere e “Palermo di Scena” era un evento prestigioso. I Direttori Artistici, da Pino Caruso a Enrico Stassi, cercavano di assicurare la  varietà delle proposte e davano spazio anche a tutte quelle realtà palermitane che si dimostravano all’altezza di una tale manifestazione.

Il recupero, poi,  di spazi come i Cantieri Culturali alla Zisa o il Castello a Mare o il Teatro Garibaldi (questo purtroppo non completato) sono stati per tutti noi artisti palermitani una bellissima occasione di crescita e di confronto con altre realtà culturali lontane e che venivano a Palermo che era allora considerata una piazza di prestigio.

La scuola Teates di Michele Perriera (che ho frequentato e a cui devo tantissimo )  formava talenti in una etica professionale e artistica che ancora oggi non mi è mai capitato di trovare in nessun altro corso di formazione teatrale

La signora Emma Dante dov’era? In giro per il mondo a crearsi un curriculum vitae non controllabile?

Che non abbia avuto appoggi politici poi è tutto da dimostrare. Visto che la sua produzione credo risulti la più finanziata da soldi pubblici di tutto il territorio nazionale. E poiché, purtroppo, sappiamo che i finanziamenti non vengono erogati da commissioni di qualità o di esperti, ma da politicanti più o meno ammanigliati tra di loro…   E’ quanto meno particolare poi che la signora non ci sia stata nel momento di massimo fermento culturale della città, ma si sia fatta notare solo a sindacatura Cammarata insediata, dando il là allo sfascio culturale di una città che tanto aveva sofferto per costruirsi un’immagine che non la legasse ai soliti stereotipi di malaffare e mafia.

Purtroppo Palermo non ha memoria e a volte premia i suoi detrattori con incarichi di prestigio. Permetterle di aprire la stagione del Teatro Massimo è un regalo fin troppo grande, perché di regalo si tratta. Se merito doveva essere, la signora non avrebbe neppure dovuto trovare posteggio per la sua auto nelle immediate vicinanze di un Teatro tanto importante e che è costato tanta fatica riaprire dopo oltre vent’anni di chiusura.

Ma purtroppo , e Berlusconi docet, il metro di giudizio non la è qualità ma la visibilità.

Noi che abbiamo amato e amiamo Palermo, noi che abbiamo lottato, ognuno secondo le proprie forze e le proprie possibilità, affinché la sua valenza culturale fosse riconosciuta e la sua immagine ripulita da clientelismi e pressapochismi, ci sentiamo offesi dalla presenza di questa signora che dichiara che “….. Palermo dovrà essere all’altezza di avermi”.  E se altri artisti palermitani restano in silenzio davanti a tanta tracotante arroganza e pochezza allora davvero, povera Palermo, non avrà nessuna possibilità di poter tornare ad essere quella perla culturale che è stata negli anni  ’90.

E al Professore  Leoluca Orlando, tornato Sindaco di Palermo, chiediamo di difendere la nostra città e i suoi e i nostri sforzi  per risollevarla culturalmente. Già una volta il miracolo è avvenuto. Ma i miracoli devono essere aiutati. E considerare Emma Dante un’artista palermitana di certo non aiuta l’immagine della città.

E per concludere…. lasciamo senza alcun commento la sua splendida frase : “Mi sento un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”….  perché qualsiasi commento sarebbe davvero inappropriato.

Sindaco Orlando non ci faccia vergognare di essere artisti palermitani. Non vogliamo essere confusi con questa signora!

Elisa Farina


Link

Intervista di Sigmund Blog ad Elisa Farina

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Intervista ad Elisa Farina – direttore artistico di Movimento Forza 9 – per il Road Art Fest


Video

Libertad – video promo

Movimento Forza 9 per il teatro

presenta

LIBERTAD

regia di Elisa Farina

con Alessio Colella e Francesco Celentano

musiche di Enrico Crocco

costumi di Cinzia Pintasini

organizzazione di Margherita Farina e Monja Colella

Lo spettacolo LIBERTAD si articola come una fusione fra musica,recitazione e danza e si presenta come un omaggio alla città di Capua attraverso il racconto di alcuni dei suoi più celebri personaggi storici Ettore Fieramosca, Pier Delle Vigne, Ferdinando Palasciano, Giuseppe Martucci e in ultimo Silvio Fiorillo. Ricordo e dimenticanza, l’ esplorazione dei grandi uomini e la forza delle proprie radici strappate via questo il pretesto da cui muovere per fare di LIBERTAD una disincantata analisi dell’attuale situazione italiana fra crisi del sistema e globalizzazione fra morte del teatro e sua imprescindibile rinascita.

Il cast formato da 10 ballerini ed un attore sono l’impianto sui cui la struttura dello spettacolo regge scelta non casuale visto la centralità della musica in esso che non si riduce a mero accompagnamento o sottofondo ma diviene valore aggiunto trattandosi d’altronde di composizioni autoriali create “ad hoc” per lo spettacolo.


La casta a teatro


la casta a teatroComincia un nuovo anno e come sempre i buoni propositi si sprecano. Arriverà il prossimo 31 dicembre e si tireranno le somme.I soliti noti saranno sempre al loro posto e ci si lamenterà della mancanza di nuove proposte.Mi viene da ridere quando leggo che non se ne può più di vedere a teatro sempre le stesse cose e che la qualità degli spettacoli è in caduta libera. Mi viene da ridere perchè gli stessi che si lamentano sono quelli che poi non danno spazio a chi non ha fatto almeno un passaggio in un reality.Avessero almeno la dignità di stare zitti. C’è del buon teatro, ci sono buone proposte, ma è importante che non si vedano. Il pubblico deve essere abituato alla mediocrità. Perchè solo così i mediocri possono avere un pò di  popolarità. Il nostro è un tempo di caste e la peggiore di tutte è quella dei cosiddetti “intellettuali”. Arroganti e presuntuosi non si curano della società nella quale vivono. Non hanno idee politiche, ma amici politici dai quali ottengono favori e privilegi alla fiera della mediocrità. E di fronte allo sfascio generale e culturale restano muti o si limitano a blaterare qualcosa di assolutamente scontato e inutile.E’ difficile parlare con la bocca piena…

Elisa Farina


Solo un piano?

Un pianoforte in una strada, gente incuriosita che non sa che farne e  che alla fine lo smembra perché non sa usarlo. Solo un pianoforte? Capita lo stesso alla Libertà: a cosa serve averne se poi non si sa che farne? Ci si può girare intorno, cercare di capire ma se non si è abituati non c’è nulla da fare.  Penso: è capitato lo stesso alla Cultura: desiderata, auspicata e smembrata. Distrutta come il piano e alla fine solo un grande vuoto.

Elisa Farina