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A Roma l’evento più atteso

A Roma l’evento più atteso

Roma si prepara ad accogliere milioni di pellegrini per la canonizzazione dei due papi più amati del secolo scorso

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Non c’è atto di libertà individuale più splendido che sedermi a inventare il mondo davanti ad una macchina da scrivere. (G.G. Marquez)

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“Creatore di un microcosmo familiare in cui confluiscono storia e leggenda, realtà e magia, passato e modernità, García Márquez (premio Nobel 1982) resta una delle voci più alte e popolari del romanzo contemporaneo. Narratore lucido e attento, ha saputo restituire al romanzo la sua autonomia e capacità d’invenzione, affascinando i lettori di tutto il mondo.” (G. Morelli da Il Giornale del 18/04/2014)Gabriel_Garcia_Marquez

Se ne è andato Gabriel Garcia Marquez. Gabo ci ha lasciati.

Mi piace ricordare una sua frase che ha in sé l’essenza e il sottile motivo di scrivere: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”

Il fantastico mondo di Macondo. la sua realtà visionaria. la sua passione e la sua ironia in ogni manifestazione della vita ci mancheranno.

Dai cento anni della saga della famiglia Buendia attraverso un mondo fantastico e a tratti caricaturale di “Cent’anni…

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Germana Gismondi: la pittura come emozione

Città  50×70 acrilico – segatura di legnoImage

Città 50×70 acquarello e inchiostroImage

Hippy 50×70  collage –  acquarello e inchiostroImage

Malinconia 50×70 acrilico –  sabbia di mare e segaturaImage

Incontriamo oggi la  pittrice Germana Gismondi. Nasce a Roma nel 1984 e si avvicina giovanissima alle arti figurative. Diplomatasi presso il I Liceo Artistico di via di Ripetta, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma. Studia pittura con il Maestro Francesco Madéra e la Professoressa Galantucci. Ha preso parte a numerose rassegne d’arte a Roma. Nel 2002 ha esposto presso la Sala Mosaici del Ministero Affari Esteri. Attualmente, laureanda in Storia dell’Arte, si occupa di critica d’arte che pubblica su riviste e giornali.

Il mondo artistico di Germana ci ha colpito profondamente per il forte impatto emotivo che generano le sue opere. Colpiscono dentro e toccano corde interiori suscitando emozioni diverse per ognuno ma per tutti egualmente intense.

Germana come è nata questa tua passione per la pittura? 

Ho iniziato a mostrare interesse per il disegno fin dall’infanzia. Da bambina osservavo costantemente le forme e i colori dell’ambiente circostante e li riproducevo. Poi, mio zio Elettro mi regalò una scatola di colori a olio per il mio compleanno. Fu lui a iniziarmi alla pittura. Mi parlò di suo zio Gigi e mi mostrò alcune tele fra cui spiccavano due dipinti ovali raffiguranti dei putti in un bosco, di Antonino Calcagnadoro, insegnante della famosa Scuola Preparatoria alle Arti Ornamentali del Comune di Roma nel 1921, e nostro parente.

Ci parli della tua formazione?

A tredici anni iniziai a frequentare il I Liceo Artistico di Roma. Studiai la storia dell’arte e le tecniche pittoriche. Appropriandomi delle tecniche dell’impressionismo, capii che la realtà poteva essere ritratta, ma anche interpretata. Dalle macchioline di colore prendevano forma svariati paesaggi nella mia fantasia. La Professoressa Galantucci m’insegnò le tecniche del futurismo, del cubismo, dell’astrattismo di Kandisky e infine le tecniche in voga negli anni ’70.

Quindi la pittura è diventata una sorta di codice di comunicazione tra te e il mondo esterno?

Con la pittura cerco di trasmettere uno stato d’animo. Ad esempio il dipinto “Malinconia” rappresenta uno stato malinconico legato a una delusione sentimentale. La città, a secondo del mio stato d’animo assume colori tenui, o, vivaci. Le mie città spesso sono desolate, o, sovrastate da tramonti lontani. Invece nella “Città” d’inchiostro e acquarello, una folla in processione invocante in preghiera divina intercessione si riversa nelle vie della stessa. Una ragazza Hippy sorride ripetutamente tra le evanescenze violacee.

Nei tuoi lavori usi tecniche miste e spesso troviamo elementi materici come la sabbia o la segatura di legno

Il mio amore per questo tipo di pittura è nato per caso, sentendo il bisogno di usare sulla tela qualcosa di più del semplice colore. Ho sempre cercato di dare una terza dimensione ai miei quadri, e per soddisfare questo bisogno ho iniziato a cercare materiali da poter inserire sulla superficie. Qualsiasi cosa, davvero qualsiasi, può diventare un elemento integrante della mia creazione.

Dalle tue opere si evince comunque che non soltanto la pittura ti interessa, ma anche altre espressioni artistiche

Per me l’arte deve essere intesa come insieme di espressioni teatrali, cinematografiche, poetiche, musicali e scenografiche. Faccio parte del Movimento Poeti d’Azione del poeta Alessandro D’Agostini inserita nella sezione Arti Visive dello stesso. I Poeti d’Azione,  ( www.poetidazione.it ) sono artisti eclettici che come me concepiscono l’arte come l’insieme delle attività creative finalizzate all’espressione estetica,

La tua ultima mostra?

Il venti del mese scorso (dal 20 al 28 febbraio 2014 n.d.r.) ho partecipato con una mia mostra personale alle Celebrazione dei vent’anni d’attività artistica e letteraria del movimento, presso il Centro culturale Elsa Morante. E’ stato bellissimo, anche perché ho avuto prestigiosi riscontri sia dal pubblico che dalla critica.

 Ti ringraziamo Germana e speriamo di rivedere presto una tua personale. Tanti in bocca al lupo per la tua arte.

Maria Elisa Muglia

La Grande Bellezza : ne parliamo anche noi

Il titolo ormai è conosciuto a tutti: il film di Sorrentino che ha portato nuovo lustro alla cinematografia italiana nel mondo è sbarcato ieri in televisione, mandato in onda dalla rete ammiraglia Mediaset che vanta la co-produzione della pellicola. Ciò vuol dire che almeno il 70% degli italiani guarda finalmente un film che non è andato a vedere al cinema per svariati motivi, in primis i prezzi intoccabili dei biglietti delle nostre sale.

oscarAlberto Abruzzese dice che la Grande Bellezza è una pizza mal riuscita di vetero fellinismi moralistici di stampo intellettualistico:

“La grande bellezza” vince invece per le sue immagini, per la loro estetica vetero-felliniana e monumentale assai più che per la sua incerta sceneggiatura e per un dialogo a volte imbarazzante per quanto è ideologico e ostentativo. Falso. Perchè allora l’Oscar? Questa opera autoriale di vecchia maniera l’ha premiata il provincialismo americano, l’altra anima dell’immaginario imperialista hollywoodiano, quella che ha il culto delle stereotipo italano spaghetti, pizza e Colosseo. Quello per cui Benigni, facendo il giullare, si mostrò tanto felice del premio ricevuto dal mito della supremazia occidentale. E passeggiando per Roma, persino Wody Allen c’è cascato, forse soltanto per una sorta di cinismo sado-maso”

Accade così che ben 8.860.000 (36,1%) di italiani hanno acceso la tv su Canale 5 e hanno visto questo benedetto film. A qualcuno sarà piaciuto, a qualcun altro no. Qualcuno avrà preso il proprio cellulare e avrà twittato qualche bella frase del tipo “Che genio quel Sorrentino, sono orgoglioso di essere italiano”, qualcun altro avrà bofonchiato virtualmente qualcosa tipo “Che grande cagata, altro che grande bellezza’”. Insomma pareri discordanti che i vecchi buoni latini avrebbero commentato con un semplice “De gustibus…”.

A noi il film di berlusconiana produzione non è piaciuto.
E non perchè sia lento. Non perchè sia estrememente noioso. Non perchè non toglie nè aggiunge nulla alla cinematografia italiana.
A noi non è piaciuto perchè costruito ad hoc. Perchè fa parte di un filone che fa del degrado (di qualunque natura possa essere: sociale, personale, culturale, intellettuale, etc….) una risorsa.
Non è piaciuto perchè se è questo ciò che resterà di questi tempi malati e distratti allora resterà davvero ben poco.
Non è piaciuto perchè siamo altro, orgogliosamente, e se dobbiamo unirci in coro in un plauso da “volemese bene” preferiamo essere criticati e restare all’angolo piuttosto che partecipare da pecore ad un FORZA ITALIA collettivo.
Come quando gioca la Nazionale, come la Ferrari in Formula 1…. spostiamo pure l’attenzione, illudiamoci di essere ancora un grande paese, dimentichiamo la vera “Grande Bellezza” che è quella che giorno dopo giorno si disintegra davanti ai nostri occhi ogni qualvolta qualcuno dice che “Con la cultura non si mangia…. ” (cit. Governo Berlusconi).

Comunicazione di servizio

Movimento Forza 9 si scusa con i lettori del blog ma a causa della inciviltà di un individuo che, ovviamente nascosto dall’anonimato, si sarebbe voluto divertire ad inserire commenti volgari ci troviamo costretti ad attivare la moderazione dei commenti che saranno dunque inseriti solo dopo approvazione.

L’articolo che ha suscitato tanta volgarità è quello riferito ad Emma Dante.

Ricordiamo che la Signora ha più e più volte insultato e usato termini a dir poco volgari verso colleghi, situazioni, etc…

L’articolo espone un punto di vista legittimo che può essere condiviso o meno, ma di sicuro non contiene volgarità.

E di sicuro esiste ancora la libertà di espressione…..

Aggiungiamo in data 14 marzo: chiediamo all’individuo che si nasconde dietro un indirizzo mail stupido di avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome cosa che noi facciamo sempre prendendoci la responsabilità di ciò che scriviamo. Grazie

Verso un inumano futuro

Sono uscita in terrazzo poco fa

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. L’aria è fresca. Ho respirato un pò di umanità. E guardando i tram pieni di gente stanca che sta tornando a casa e i pochi passanti nascosti dentro i loro cappotti ho pensato a quanto era importante ciò che stavo vedendo, a quanto questa nostra povera umanità sta sempre più dimenticando le proprie prerogative: prima fra tutte la comunicazione.

Comunicazione vera. Reale. Tutto il giorno chiusi nelle nostre camere. piegati su un computer, dipendenti da uno smartphone abbiamo dimenticato la potenza di una parola detta, la dolcezza di uno sguardo, il contatto di una mano. Relegati nelle nostre solitudini e convinti di avere il mondo davanti. Convinti che tutto ciò che si svolge dentro il nostro pc sia la realtà.

Ricordo con tenerezza le battaglie fatte per salvare le foreste. Troppa carta….!!!!  Troppo spreco….. E quanto dava fastidio che si leggesse a tavola. Quanto dava fastidio il tipo sul tram con il naso perso dentro al suo libro, indifferente a tutto.

La carta: elemento vivo. Anche nel nostro isolarci avevamo un contatto vivo. Oggi un tablet freddo sostituisce  i nostri libri,

Come facciamo a meravigliarci dell’indifferenza al dolore, della spettacolarizzazione delle sciagure…. Con quale coraggio, noi, internet dipendenti osiamo criticare i nostri simili, che non conosciamo, che non sappiamo più nemmeno come siano fatti.

C’è stato un tempo che ci sforzavamo di ricordare un numero di telefono, che avevamo un’agendina dove segnare le cose da fare e i momenti importanti. Un tempo in cui si aspettava con ansia di ritirare le foto dopo averle portate a sviluppare.Un tempo in cui si aspettava al mattino la posta e quanto ci faceva felici ricevere una cartolina da qualcuno lontano….?

Io per prima non potrei rinunciare al pc, al tablet, allo smartphone…

Ma per fortuna c’è ancora il teatro che può salvare questa povera umanità sempre più tecnologica e sempre meno umana. Il teatro non è possibile che esista senza l’essere umano, lì, presente, in carne ed ossa, con le sue paure e con le sue fragilità.

Maria Elisa Muglia

Jean Pierre Papill: quando l’arte è colorata di emozione – GO K’ART

1102446_475614175887636_857422521_o Per la prima volta in Italia Jean Pierre Papill espone a Roma, presso la casa della Cultura di Villa De Sancits in via Prenestina 665.

La mostra è stata fortemente voluta dall’Associazione Movimento Forza 9, che rappresenta l’artista in via esclusiva, grazie anche al patrocinio del Municipio V  e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale

Incontrare l’arte di Jean Pierre Papill pone subito di fronte ad una scelta: lasciarsi catturare dal caleidoscopio di colori ed emozioni delle sue opere o porsi in maniera fredda, critica e distaccata. Quasi impossibile la seconda opzione visto che già al primo sguardo Jean Pierre sembra quasi accompagnarti per mano all’interno del suo complesso vissuto fatto di continui ritorni ad emozioni fanciullesche, fatto di ampi respiri e di improvvise impennate verso un universo cosmico che poco ha di terreno.

Le sei opere in esposizione a Roma sono frutto di un’attenta selezione dello stesso autore, che ha preferito tele di dimensioni contenute ad altre di  dimensioni ragguardevoli (es: Guitar 200 x 300 cm)

Il  melting pot dentro cui sono state forgiate le opere di Papill  motiva sia la versatilità che si nota nelle tecniche usate, sia la loro costante e forte esposizione al movimento, alla molteplicità tecnologica che si realizza nel contesto in cui vedono la luce. C’è un fortissimo senso della manualità nel lavoro di Papill, e questa manualità è diventata ormai inscindibile dalla manipolazione tecnologica dei materiali usati e dalla realizzazione stessa delle sue opere.

L’allestimento stesso della mostra, di cui Jean Pierre ha dato le linee artistiche e concettuali in anteprima alla nostra associazione, ci riportano ad una visione dell’arte, e del mondo che vuole rappresentare, che va al di là di ogni schema precostituito. GO K’ART  è il gioco dell’universo cosmico presente in ognuno di noi. E’  lo sguardo stupito del fanciullo cui si rivela un mondo di conflitti e di contrasti che però sono movimento stesso della vita e piattaforma verso un futuro ancora sconosciuto ma ricco comunque di sorprese.

La mostra è visitabile dal 13 al 16 novembre 2013 dalle 16 alle 20 ad ingresso libero.

La signora Emma Dante e le sue allucinazioni

cultura2019.1Non avremmo dovuto neppure parlarne in questo blog per non dare visibilità gratuita a chi, dal nostro punto di vista, ne ha già fin troppa e del tutto immeritatamente.

Ma purtroppo certe esternazioni, diciamo così, della signora Emma Dante ci costringono a dover ricordare per forza la sua esistenza.

Commentando alcune critiche sul suo film “Via Castellana Bandiera” si possono leggere gioviali e simpatiche prese di posizione della signora di cui sopra del genere:

“A Palermo sono una disadattata, come peraltro tutti gli artisti della città, in un territorio in cui nessuno fa tesoro dei nostri disagi e delle nostre provocazioni. Non sono stata sicuramente agevolata nella mia carriera artistica dalla classe politica. Aprirò la stagione del teatro Massimo e non so se sarò all’altezza del compito, ma sicuramente Palermo dovrà anche essere all’altezza di avermi”….”Mi sento un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”….

Analizziamo la dichiarazione: che la signora si senta una disadattata a Palermo e che accomuni a questo suo sentire tutti gli artisti della città diciamo che è quanto meno azzardato. Nulla vieta il suo sentire, ma le saremo grati se lo riservasse a se stessa. Palermo sta faticosamente cercando di riemergere da una stagione buia, la stagione Cammarata per intenderci, e sta facendo sforzi immani per recuperare il terreno perduto vista anche la sua candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019.

Da artista sono andata via da Palermo all’inizio del 2000. Gli anni ’90 sono stati un’occasione unica per tutti coloro che credevano che l’investimento in cultura fosse una risorsa. Spettacoli, concerti ed eventi culturali di grande qualità.  Da Sakamoto a Carmelo Bene a Giorgio Albertazzi c’era la possibilità di scegliere cosa vedere e “Palermo di Scena” era un evento prestigioso. I Direttori Artistici, da Pino Caruso a Enrico Stassi, cercavano di assicurare la  varietà delle proposte e davano spazio anche a tutte quelle realtà palermitane che si dimostravano all’altezza di una tale manifestazione.

Il recupero, poi,  di spazi come i Cantieri Culturali alla Zisa o il Castello a Mare o il Teatro Garibaldi (questo purtroppo non completato) sono stati per tutti noi artisti palermitani una bellissima occasione di crescita e di confronto con altre realtà culturali lontane e che venivano a Palermo che era allora considerata una piazza di prestigio.

La scuola Teates di Michele Perriera (che ho frequentato e a cui devo tantissimo )  formava talenti in una etica professionale e artistica che ancora oggi non mi è mai capitato di trovare in nessun altro corso di formazione teatrale

La signora Emma Dante dov’era? In giro per il mondo a crearsi un curriculum vitae non controllabile?

Che non abbia avuto appoggi politici poi è tutto da dimostrare. Visto che la sua produzione credo risulti la più finanziata da soldi pubblici di tutto il territorio nazionale. E poiché, purtroppo, sappiamo che i finanziamenti non vengono erogati da commissioni di qualità o di esperti, ma da politicanti più o meno ammanigliati tra di loro…   E’ quanto meno particolare poi che la signora non ci sia stata nel momento di massimo fermento culturale della città, ma si sia fatta notare solo a sindacatura Cammarata insediata, dando il là allo sfascio culturale di una città che tanto aveva sofferto per costruirsi un’immagine che non la legasse ai soliti stereotipi di malaffare e mafia.

Purtroppo Palermo non ha memoria e a volte premia i suoi detrattori con incarichi di prestigio. Permetterle di aprire la stagione del Teatro Massimo è un regalo fin troppo grande, perché di regalo si tratta. Se merito doveva essere, la signora non avrebbe neppure dovuto trovare posteggio per la sua auto nelle immediate vicinanze di un Teatro tanto importante e che è costato tanta fatica riaprire dopo oltre vent’anni di chiusura.

Ma purtroppo , e Berlusconi docet, il metro di giudizio non la è qualità ma la visibilità.

Noi che abbiamo amato e amiamo Palermo, noi che abbiamo lottato, ognuno secondo le proprie forze e le proprie possibilità, affinché la sua valenza culturale fosse riconosciuta e la sua immagine ripulita da clientelismi e pressapochismi, ci sentiamo offesi dalla presenza di questa signora che dichiara che “….. Palermo dovrà essere all’altezza di avermi”.  E se altri artisti palermitani restano in silenzio davanti a tanta tracotante arroganza e pochezza allora davvero, povera Palermo, non avrà nessuna possibilità di poter tornare ad essere quella perla culturale che è stata negli anni  ’90.

E al Professore  Leoluca Orlando, tornato Sindaco di Palermo, chiediamo di difendere la nostra città e i suoi e i nostri sforzi  per risollevarla culturalmente. Già una volta il miracolo è avvenuto. Ma i miracoli devono essere aiutati. E considerare Emma Dante un’artista palermitana di certo non aiuta l’immagine della città.

E per concludere…. lasciamo senza alcun commento la sua splendida frase : “Mi sento un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”….  perché qualsiasi commento sarebbe davvero inappropriato.

Sindaco Orlando non ci faccia vergognare di essere artisti palermitani. Non vogliamo essere confusi con questa signora!

Elisa Farina

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Intervista di Sigmund Blog ad Elisa Farina

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Intervista ad Elisa Farina – direttore artistico di Movimento Forza 9 – per il Road Art Fest

Passi del Nord

E’ una mostra dalle mille sfumature quella di Emiliano Bartolucci dal titolo “Passi del Nord” a Roma fino al 31 luglio presso la Biblioteca Renato Nicolini di via Marino Mazzacurati 76. Un’originale commistione di immagini, parole e musica che restituiscono in pieno le suggestioni, i colori e financo i profumi del Nord Europa. Ideata da Maurizio Bartolucci, politico di razza e fine intellettuale romano, venuto a mancare da poco, la mostra si presenta più come il racconto di un’esperienza personalissima e nel contempo universale che come una semplice esposizione. Lo sguardo sognante, e indubbiamente  innamorato dei luoghi,  del fotografo, traspare in ogni scatto e le  stesse scelte letterarie da   Britt Annika Banfield a Jon Fosse, da Hallgrímur Helgason al premio Nobel Halldór Laxness testimoniano la volontà di  creare un’atmosfera senza fronzoli, costruire  atmosfere rarefatte e limpide tali a quelle immortalate dagli scatti stessi.

Così  luoghi incantevoli e incontaminati si mischiano e si alleano a percorsi urbani per accompagnare il visitatore attraverso un’esperienza emozionale che va ben al di là della magia dei luoghi. Ogni foto è un microcosmo. Ogni scatto un istante percepito in totale simbiosi con la natura esterna. Stupisce il colore. Forte, intenso seppur nel bianco del ghiacciaio o nel contrasto forte degli scatti in bianco e nero.

1025619_10201646530069388_1561932655_oIncontrando Emiliano Bartolucci vengono in mente mille domande.

D: Buonasera Emiliano. Perché questa passione per il Nord Europa, per i luoghi freddi?

R: Quando ero alle elementari ricordo un bambino che tornava in pullman con me. Era appassionato di dinosauri e ci condividevo ben poco ma era simpatico e così scoprii che seppur diversi  qualcosa in comune potevamo comunque averlo. Io adoro i vulcani fin da piccolo e l’energia che sprigionano. Nel 2004 scelsi di andare in Islanda per visitarne alcuni e scoccò la scintilla per un amore che tutt’ora conservo. La passione per il nord Europa, anch’essa viene da lontano. Da adolescente immaginavo la Scandinavia e l’Unione Sovietica con i suoi territori vasti,  quel buio opprimente e tanto ghiaccio…  Venti  anni più tardi la mia professione mi ha portato lì ed ora tutto è contenuto in questa mostra, Passi del Nord, ideata da mio padre e patrocinata dal Municipio Arvalia e dalle Biblioteche di Roma

D: Alcuni scatti ripropongono atmosfere quasi surreali altri invece sembrano molto più crudi e terreni.  E’ frutto di un percorso emozionale? E perché questi contrasti così forti?

R: La magia dei luoghi è protagonista di questo gioco di colori più di quanto lo sia la mia preparazione artistica. Infatti, nonostante le foto siano estive,  accanto a paesaggi luminosi e solari se ne  possono notare altri densi di ghiaccio. Il nord Europa è una entità vasta e pregna di molti aspetti, ognuno caratteristico di un luogo. Ho scelto di fotografarli in modo da mettere in risalto la maestosità e non troppo i dettagli. Ho seguito l’istinto e la malinconia è stata conseguente. Credo che le atmosfere che mi sono portato a casa siano ancora tangibili e quei colori così forti facciano ormai parte del mio bagaglio artistico. Ho sempre tenuto molto aperto il diaframma della fotocamera proprio per percepire maggiore luce in ingresso  e successivamente ho scelto di postprodurre e contrastare ancor di più le immagini proprio per dar valore al minimalismo ed alle divergenze cromatiche fra mare, terra e cielo

D: E’ indubbio che anche nella scelta dei testi letterari traspare la stessa energia dirompente e al tempo stesso minimalista. Ma nei tuoi scatti è penalizzato il “segno umano” che invece è molto potente negli scrittori che accompagnano le foto. E’ stata una scelta precisa?

L’aspetto umano non è marginale. Ho scelto di fotografare la solitudine nell’immensità di luoghi tetri, mettendo in risalto l’aspetto riflessivo, che poi è anche uno dei punti fermi degli scritti selezionati. Negli ultimi anni la vena creativa nordeuropea è maggiormente in voga rispetto al passato. Anche in questo abbiamo pensato di individuare  delle particolarità, dei risvolti che potessero accompagnarsi alle immagini senza che una delle due forme espressive soppiantasse l’altra. E’ indubbio anche il connubio tra ironia e sociale che ne scaturisce: ad esempio  c’è  un passaggio di Helgason in  racconta l’espolosione di un Gyser sotto una discarica di Reykjavik (fatto realmente accaduto) che ricopre la città di immondizia, oppure il soliloquio tutto norvegese di Fosse, che rende la morte tangibile attraverso tante lapidi, ma che in fondo, essendo inevitabile, è solo un incoraggiamento a vivere intensamente, prima di ritornare polvere. Sono tutti aspetti che nella mostra vengono espressi e sollecitati. Spero di essere riuscito nell’intento e mi auguro che il visitatore possa estrapolarne appieno le suggestioni

D: Un’ultima domanda: se dovessi pensare ad un allestimento teatrale: scegli una foto, uno scrittore e un commento musicale che possano essere esaustivi dei tuoi “Passi del Nord”. E’ un gioco, ovviamente. Una prova di sintesi .

R: Sono un amante dei dialoghi forti per cui sceglierei un brano del libro di Helgason Toxic, che narra di un sicario slavo in terra islandese ingaggiato per uccidere. Tra le foto, senza dubbio una di quelle  in cui si vede delineata e marcata la linea dell’orizzonte, fra il nero della sabbia lavica, il blu intenso del mare ed il cielo bianco. Come commento musicale, infine, Start to Finish, un brano del penultimo album dei Dikta, un rock scandito da un nitro di pianoforte e dalla chiara essenza ripetitiva

Ti ringraziamo Emiliano e invitiamo tutti alla tua mostra.

R: Vorrei aggiungere una dedica  ai miei genitori che non ci sono più,  e un grazie a mio fratello Alberto che ha curato l’organizzazione della mostra ed a chi crede in me come persona, oltre che come artista senza nemmeno conoscermi.  La mia non é soltanto riconoscenza, ma vero amore e spero di continuare ad apprendere, migliorarmi e crescere proprio come uomo da qui in poi.

Grazie ancora Emiliano e ricordiamo che fino al 31 luglio PASSI DEL NORD sarà presso la Biblioteca Renato Nicolini di via Marino Mazzacurati, 76 a Roma naturalmente.

(Maria Elisa Muglia)