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Verso un inumano futuro

Sono uscita in terrazzo poco fa

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. L’aria è fresca. Ho respirato un pò di umanità. E guardando i tram pieni di gente stanca che sta tornando a casa e i pochi passanti nascosti dentro i loro cappotti ho pensato a quanto era importante ciò che stavo vedendo, a quanto questa nostra povera umanità sta sempre più dimenticando le proprie prerogative: prima fra tutte la comunicazione.

Comunicazione vera. Reale. Tutto il giorno chiusi nelle nostre camere. piegati su un computer, dipendenti da uno smartphone abbiamo dimenticato la potenza di una parola detta, la dolcezza di uno sguardo, il contatto di una mano. Relegati nelle nostre solitudini e convinti di avere il mondo davanti. Convinti che tutto ciò che si svolge dentro il nostro pc sia la realtà.

Ricordo con tenerezza le battaglie fatte per salvare le foreste. Troppa carta….!!!!  Troppo spreco….. E quanto dava fastidio che si leggesse a tavola. Quanto dava fastidio il tipo sul tram con il naso perso dentro al suo libro, indifferente a tutto.

La carta: elemento vivo. Anche nel nostro isolarci avevamo un contatto vivo. Oggi un tablet freddo sostituisce  i nostri libri,

Come facciamo a meravigliarci dell’indifferenza al dolore, della spettacolarizzazione delle sciagure…. Con quale coraggio, noi, internet dipendenti osiamo criticare i nostri simili, che non conosciamo, che non sappiamo più nemmeno come siano fatti.

C’è stato un tempo che ci sforzavamo di ricordare un numero di telefono, che avevamo un’agendina dove segnare le cose da fare e i momenti importanti. Un tempo in cui si aspettava con ansia di ritirare le foto dopo averle portate a sviluppare.Un tempo in cui si aspettava al mattino la posta e quanto ci faceva felici ricevere una cartolina da qualcuno lontano….?

Io per prima non potrei rinunciare al pc, al tablet, allo smartphone…

Ma per fortuna c’è ancora il teatro che può salvare questa povera umanità sempre più tecnologica e sempre meno umana. Il teatro non è possibile che esista senza l’essere umano, lì, presente, in carne ed ossa, con le sue paure e con le sue fragilità.

Maria Elisa Muglia

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