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Passi del Nord

E’ una mostra dalle mille sfumature quella di Emiliano Bartolucci dal titolo “Passi del Nord” a Roma fino al 31 luglio presso la Biblioteca Renato Nicolini di via Marino Mazzacurati 76. Un’originale commistione di immagini, parole e musica che restituiscono in pieno le suggestioni, i colori e financo i profumi del Nord Europa. Ideata da Maurizio Bartolucci, politico di razza e fine intellettuale romano, venuto a mancare da poco, la mostra si presenta più come il racconto di un’esperienza personalissima e nel contempo universale che come una semplice esposizione. Lo sguardo sognante, e indubbiamente  innamorato dei luoghi,  del fotografo, traspare in ogni scatto e le  stesse scelte letterarie da   Britt Annika Banfield a Jon Fosse, da Hallgrímur Helgason al premio Nobel Halldór Laxness testimoniano la volontà di  creare un’atmosfera senza fronzoli, costruire  atmosfere rarefatte e limpide tali a quelle immortalate dagli scatti stessi.

Così  luoghi incantevoli e incontaminati si mischiano e si alleano a percorsi urbani per accompagnare il visitatore attraverso un’esperienza emozionale che va ben al di là della magia dei luoghi. Ogni foto è un microcosmo. Ogni scatto un istante percepito in totale simbiosi con la natura esterna. Stupisce il colore. Forte, intenso seppur nel bianco del ghiacciaio o nel contrasto forte degli scatti in bianco e nero.

1025619_10201646530069388_1561932655_oIncontrando Emiliano Bartolucci vengono in mente mille domande.

D: Buonasera Emiliano. Perché questa passione per il Nord Europa, per i luoghi freddi?

R: Quando ero alle elementari ricordo un bambino che tornava in pullman con me. Era appassionato di dinosauri e ci condividevo ben poco ma era simpatico e così scoprii che seppur diversi  qualcosa in comune potevamo comunque averlo. Io adoro i vulcani fin da piccolo e l’energia che sprigionano. Nel 2004 scelsi di andare in Islanda per visitarne alcuni e scoccò la scintilla per un amore che tutt’ora conservo. La passione per il nord Europa, anch’essa viene da lontano. Da adolescente immaginavo la Scandinavia e l’Unione Sovietica con i suoi territori vasti,  quel buio opprimente e tanto ghiaccio…  Venti  anni più tardi la mia professione mi ha portato lì ed ora tutto è contenuto in questa mostra, Passi del Nord, ideata da mio padre e patrocinata dal Municipio Arvalia e dalle Biblioteche di Roma

D: Alcuni scatti ripropongono atmosfere quasi surreali altri invece sembrano molto più crudi e terreni.  E’ frutto di un percorso emozionale? E perché questi contrasti così forti?

R: La magia dei luoghi è protagonista di questo gioco di colori più di quanto lo sia la mia preparazione artistica. Infatti, nonostante le foto siano estive,  accanto a paesaggi luminosi e solari se ne  possono notare altri densi di ghiaccio. Il nord Europa è una entità vasta e pregna di molti aspetti, ognuno caratteristico di un luogo. Ho scelto di fotografarli in modo da mettere in risalto la maestosità e non troppo i dettagli. Ho seguito l’istinto e la malinconia è stata conseguente. Credo che le atmosfere che mi sono portato a casa siano ancora tangibili e quei colori così forti facciano ormai parte del mio bagaglio artistico. Ho sempre tenuto molto aperto il diaframma della fotocamera proprio per percepire maggiore luce in ingresso  e successivamente ho scelto di postprodurre e contrastare ancor di più le immagini proprio per dar valore al minimalismo ed alle divergenze cromatiche fra mare, terra e cielo

D: E’ indubbio che anche nella scelta dei testi letterari traspare la stessa energia dirompente e al tempo stesso minimalista. Ma nei tuoi scatti è penalizzato il “segno umano” che invece è molto potente negli scrittori che accompagnano le foto. E’ stata una scelta precisa?

L’aspetto umano non è marginale. Ho scelto di fotografare la solitudine nell’immensità di luoghi tetri, mettendo in risalto l’aspetto riflessivo, che poi è anche uno dei punti fermi degli scritti selezionati. Negli ultimi anni la vena creativa nordeuropea è maggiormente in voga rispetto al passato. Anche in questo abbiamo pensato di individuare  delle particolarità, dei risvolti che potessero accompagnarsi alle immagini senza che una delle due forme espressive soppiantasse l’altra. E’ indubbio anche il connubio tra ironia e sociale che ne scaturisce: ad esempio  c’è  un passaggio di Helgason in  racconta l’espolosione di un Gyser sotto una discarica di Reykjavik (fatto realmente accaduto) che ricopre la città di immondizia, oppure il soliloquio tutto norvegese di Fosse, che rende la morte tangibile attraverso tante lapidi, ma che in fondo, essendo inevitabile, è solo un incoraggiamento a vivere intensamente, prima di ritornare polvere. Sono tutti aspetti che nella mostra vengono espressi e sollecitati. Spero di essere riuscito nell’intento e mi auguro che il visitatore possa estrapolarne appieno le suggestioni

D: Un’ultima domanda: se dovessi pensare ad un allestimento teatrale: scegli una foto, uno scrittore e un commento musicale che possano essere esaustivi dei tuoi “Passi del Nord”. E’ un gioco, ovviamente. Una prova di sintesi .

R: Sono un amante dei dialoghi forti per cui sceglierei un brano del libro di Helgason Toxic, che narra di un sicario slavo in terra islandese ingaggiato per uccidere. Tra le foto, senza dubbio una di quelle  in cui si vede delineata e marcata la linea dell’orizzonte, fra il nero della sabbia lavica, il blu intenso del mare ed il cielo bianco. Come commento musicale, infine, Start to Finish, un brano del penultimo album dei Dikta, un rock scandito da un nitro di pianoforte e dalla chiara essenza ripetitiva

Ti ringraziamo Emiliano e invitiamo tutti alla tua mostra.

R: Vorrei aggiungere una dedica  ai miei genitori che non ci sono più,  e un grazie a mio fratello Alberto che ha curato l’organizzazione della mostra ed a chi crede in me come persona, oltre che come artista senza nemmeno conoscermi.  La mia non é soltanto riconoscenza, ma vero amore e spero di continuare ad apprendere, migliorarmi e crescere proprio come uomo da qui in poi.

Grazie ancora Emiliano e ricordiamo che fino al 31 luglio PASSI DEL NORD sarà presso la Biblioteca Renato Nicolini di via Marino Mazzacurati, 76 a Roma naturalmente.

(Maria Elisa Muglia)

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