il blog

Precarietà Artistica

precariDa un pò di tempo si discute moltissimo di precariato in tutti i settori. Il mondo del lavoro è diventato un intricato mistero di contratti a termine,temporanei, a progetto…
Chi trova un lavoro, per il 90% dei casi, sa già che quell’impiego durerà solo qualche mese, al massimo un anno, e dopo inizierà di nuovo il solito calvario: inviare il curriculum, recarsi ai colloqui, imparare le nuove mansioni e … aspettare che finisca il contratto.
Questo precariato è ben noto agli artisti. E non parlo di quelli che promossi o raccomandati da qualcuno riescono a vendere la loro immagine a prezzi esorbitanti, fuori da ogni logica, tanto che poi, anche se non lavorano per un anno… chissenefrega!… possono permettersi di considerarlo un momento di pausa, un periodo di riflessione artistica, un anno sabbatico.
Voglio invece puntare l’attenzione sui tanti, tantissimi artisti che contribuiscono con la loro presenza al miglioramento dell’offerta culturale e di spettacolo, ma che hanno contratti a termine al minimo sindacale.
Ad un attore professionista ottenere un ruolo in uno spettacolo che prevede 5 repliche (spesso anche meno) dopo aver fatto un mese di prove (spesso anche più) sembra debba bastare per un intero anno.
Il minimo sindacale è poco più di 80 euro al giorno. Anche se la produzione volesse essere puntuale e precisa si calcolerebbero 20 giorni lavorativi in un mese per un totale di 1.600 euro lordi a cui va detratto il 20% di ritenuta d’acconto, ossia 320 euro.
Al netto sono 1.280 euro per un mese di lavoro. Ma il mese successivo? E quello dopo ancora? E ancora?
Se ha un buon agente può sperare in qualche posa in una fiction. Calcoliamo tre pose a cirza 500 euro a posa: tolto il fatidico 20% della ritenuta d’acconto, e il 10% che spetta all’agente il netto è di 1.150 euro.
E un altro mese è passato.
Ma quanti viaggi per un provino a vuoto?
Quanti curricula inviati?
E poi è necessario essere curati, presentabili e in forma.
Avere la mente libera e studiare il personaggio.
E se si ottiene la scrittura bisogna mandare a memoria il copione…
Se si è giovani e molto molto carini si può sperare in uno spot pubblicitario.
Ma se si sono passati i 40?
Non puoi neppure fare le ospitate nelle discoteche.
Considerato che i frequentatori dei locali hanno al massimo 30/35 anni se l’attore/attrice ha superato i 40 … nessuno si strapperà i capelli per andare a vederli.
Immaginate: l’attore va in pedana, si toglie la camicia, fa vedere quei due o tre peletti bianchi che ormai hanno trovato stabile dimora sul suo petto muscoloso costretto ad estenuanti sedute in palestra e presenta il suo nuovo spettacolo.
oppure l’attrice che mostra le gambe con lieve accenno di cellulite o le braccia un pò più molli di quando aveva vent’anni e un collo che sembra sempre uscire da un giro di collanine troppo strette.
Poco importa, ovviamente, che siano bravi nel loro mestiere.
Ormai troppo vecchi per essere appetibili per lo “star system” e ancora troppo giovani per divenire uno stoico fenomeno di resistenza con eccellente curriculum alle spalle e preziosi incontri con illustri deceduti da raccontare.
Poveri attori che hanno superato i fatidici 40. Poco famosi per sperare in un reality ma già troppo conosciuti per fingere di aver rifiutato il sistema.
Agli inizi degli anni ’80, quando i quarantenni di oggi stavano ancora sui banchi di scuola chi ebbe la fortuna di avere amicizie politiche e saperne approfittare si costrui curriculum di tutto rispetto occupando tutte le possibilità e non permettendo ai giovani di fare gavetta per favorire nel tempo un ricambio generazionale.
Chi oggi si affaccia ai vent’anni può tentare talent show o passaggi televisivi di grande impatto.
Ma quei poveri cristi che hanno fatto gavetta per oltre dieci anni, si sono preparati, hanno messo a frutto il loro talento, cosa possono fare in un sistema che non riconosce merito nè lavoro?
TV no. Cinema neanche a parlarne. Teatro: non ci va più nessuno. Una raccomandazione…. ci sono le intercettazioni e i posti sono comunque occupati da ultra settantenni che non hanno nessuna voglia di andare in pensione… E allora?
Curriculum, sito internet e cero alla Madonna.
E finalmente arriva la scrittura. E poi si torna da capo.
Si trova un buon posto in un call center (l’impostazione della voce aiuta…) e si vendono schede telefoniche, creme dimagranti, tisane snellenti, bottiglie di vino e macchine per il caffè.
Per una volta nella vita si ha la soddisfazione di essere finalmente PRECARI RICONOSCIUTI. Precari per legge.
Gran bel risultato non c’è che dire!
L’artista, precario per eccellenza, deve trovare un lavoro precario per essere riconosciuto tale. Un lavoro che ovviamente perde quando torna a fare il “suo” lavoro. Precario. Ovviamente.
L’arte è ciò che di più precario esiste. L’arte è precariamente immortale!

Elisa Farina

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...